Bevande aromatiche come macchiato, marocchino, corto, lungo, americano, zuccherato o dolcificato sono scelte individuali che riflettono le preferenze personali di ognuno. Tuttavia, quando si considerano gli studi scientifici, emerge chiaramente che il caffè migliore è quello puro, amaro e anche decaffeinato.
Negli ultimi cinque anni, la ricerca scientifica su questo tema ha raggiunto quasi il migliaio di studi clinici, revisioni e metanalisi. Interessante notare che l’attenzione della comunità scientifica nei confronti del caffè è evoluta nel tempo, passando da risultati negativi a conclusivamente positivi.

Negli anni ’90, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro aveva classificato il caffè come potenzialmente cancerogeno, ma nel 2016, dopo la revisione di oltre mille studi, ha declassato questa valutazione, affermando che non vi erano prove di un’associazione tra il consumo di caffè e il cancro. Anzi, per alcuni tipi di tumori, il caffè sembrava addirittura offrire una protezione. Questo cambio di prospettiva è attribuito alla metodologia di ricerca, che in passato non ha tenuto conto delle correlazioni con abitudini poco salutari, come il fumo.
Il Professore Arrigo Cicero dell’Università di Bologna afferma che la paura atavica riguardo all’idoneità del caffè per chi ha problemi cardiovascolari è stata superata. Le metodologie attuali sono più precise, distinguendo il consumo di caffè da altre sostanze e stili di vita, e dimostrano che il caffè può essere benefico per diverse patologie.
Uno studio recente condotto dall’Università e dall’azienda ospedaliera universitaria del Policlinico Sant’Orsola di Bologna ha rivelato che l’espresso non influisce negativamente sulla pressione arteriosa, ma può contribuire a mantenerla bassa. Questo studio ha coinvolto un campione di 720 uomini e 783 donne appartenenti al Brisighella Heart Study, iniziato nel 1972.
Il caffè sembra portare benefici non solo al cuore e alla pressione, ma anche al fegato, al diabete e potenzialmente all’obesità. Gli esperti suggeriscono che il consumo di caffè potrebbe rallentare la cronicizzazione delle malattie del fegato e ridurre l’incidenza del cancro al fegato. Anche se i risultati riguardo all’obesità sono meno chiari, c’è un segnale positivo, probabilmente grazie all’azione stimolante del caffè sul metabolismo basale. Nel caso del diabete di tipo 2, invece, ci sono evidenze più consistenti.

Quando si tratta della quantità giornaliera ideale di caffè, il Professore Cicero suggerisce che il dosaggio più positivo è di circa tre tazze al giorno. Tuttavia, è importante notare che ogni persona ha una diversa predisposizione genetica al metabolismo della caffeina, e quindi è consigliabile prestare attenzione a eventuali reazioni individuali.
